_nf - Le idee in Fotografia

Le idee in fotografia e come stimolarle

Ho una brutta notizia: le idee in fotografia contano spesso più della tecnica.

 

È una brutta notizia perché, mentre la tecnica è una questione di applicazione, cioè più pratico e studio più migliorerò, le idee sono dei concetti molto più labili. Le idee vanno e vengono e in un attimo sono volate via. Attraverseremo dei momenti fertili e ne raccoglieremo i frutti, ma capiterà (e capiterà fidatevi!) che le idee vengano a mancare. A quel punto tutta la tecnica acquisita negli anni e che ormai ci sentiamo di padroneggiare sarà inutile.
Senza un’idea la nostra fotografia si ridurrà ad un mero esercizio di stile fine a se stesso. Scatteremo fotografie magari belle esteticamente e senza dubbio realizzate alla perfezione da un punto di vista tecnico, ottime per un post di successo sui social, ma non parleranno, non racconteranno, non saranno di quelle fotografie che ti colpiscono dentro.

 

Le idee non si imparano, non si studiano sui libri, non si leggono in un articolo di autoaiuto. La mancanza di idee può far paura, ma…non tutto è perduto!
Le idee infatti si possono coltivare. Sono come dei semi che bisogna piantare e di cui bisogna prendersi cura a lungo.

“Oh, come on. Get real.”

 

La citazione è la chiusura di un libro che vi consiglio e di cui parlo più diffusamente qui. Significa “Oh, andiamo. Torna con i piedi per terra.” È del maestro (di quelli veri) Daido Moriyama e non può essere più azzeccata.

 

Torniamo con i piedi per terra. Le idee sono degli stimoli, si trovano intorno a noi, visitando una mostra, leggendo un libro o giocando con i propri figli. Basta tenere gli occhi aperti.

 

Per me Daido Moriyama è stato uno di questi stimoli. L’ho scoperto per caso, ammetto la mia ignoranza, visitando il Maxxi in un fine settimana d’estate, quando il caldo sfianca ma i musei sono vivibili. Ero andato più per noia e la mostra di Berengo Gardin (L’occhio come mestiere, fino al 18 settembre 2022) era un incentivo. Girovagando nelle gallerie mi sono imbattuto in queste fotografie di street (Tokyo revisited, fino al 16 ottobre 2022) totalmente nuove ai miei occhi. Uno sguardo diverso, innovativo, reale. Non conoscendo l’autore mi sono domandato chi fosse immaginando un giovane emergente con finalmente delle idee nuove. E invece si trattava di un simpatico ultra ottantenne giapponese che fotografa da più di 60 anni.

 

Scoprire un autore nuovo (per me, s’intenda: parliamo di un fotografo considerato uno dei maggiori esponenti della fotografia di strada giapponese) approfondendone il linguaggio e la filosofia mi ha riportato indietro di oltre quindici anni, quando passavo le giornate nella “sala lettura” del reparto fotografia della Feltrinelli, avevo la testa piena di idee e non sapevo fotografare.
Negli anni ho imparato qualcosa sulla fotografia, ma ho perso un po’ gli stimoli. Le idee nella mia fotografia venivano meno e finivo per continuare a fotografare le stesse cose nella stessa identica maniera. Sicuramente via via migliorando la mia tecnica, ma restava una pratica sterile.

 

Poi ad un certo punto arriva anche il rifiuto, ci si allontana, si smette di fotografare. Magari sono gli impegni, a volte la mancanza di voglia, sicuramente la carenza di idee. Nel mio caso è una situazione chiaramente relativa: praticando la fotografia anche per lavoro non smetto veramente mai di fotografare, ma, parlando di espressione personale ci sono stati dei lunghi momenti di nulla.

 

Personalmente diventa anche un rifiuto del mezzo: il fatto di lavorare quotidianamente con la fotografia non aiuta ad avere voglia di fare altra fotografia. L’ispirazione di Moriyama su questo mi ha aiutato riportandomi alla pellicola, senza badare troppo allo strumento e concentrandomi sul contenuto. Una sorta di liberazione da sovrastrutture e automatismi ormai annoiati dall’infinita ripetizione. Non devo scaricare le foto, fare spazio sull’hard disk, selezionare e post produrre una serie infinita di scatti tutti uguali. Per me la liberazione da tutto questo vale l’investimento di qualche decina di euro per lo sviluppo e la stampa e, soprattutto, mi aiuta a farmi tornare le idee, a notare alcuni dettagli diversi, con pretese diverse e a volte meno aspettative (che comunque aiuta), ma, in ogni caso, con uno sguardo nuovo.

 

Quindi, per restare con i piedi per terra, oltre alle cose che troverete scritte un po’ ovunque (e anche nei paragrafi precedenti) mi sento di consigliare di liberarsi da ciò che ci ostacola, sia essa un’attrezzatura scomoda e poco pratica, o un’aspettativa sbagliata. Liberarsi è anche e sopratutto l’occasione per guardarsi dentro e capire cosa si vuole dire, il come verrà da se e, se effettivamente qualcosa da dire c’è, sarà grandioso.

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